← Approfondimenti

Il seme di un sogno

Elettra Groppo · 2012

Inserito nell’antologia “Donne in opera”

Sin da giovane sognavo il mio futuro. Immaginavo il momento in cui avrei potuto realizzare la mia vita, attendevo il giorno in cui avrei plasmato il mio destino. Da sempre la mia aspirazione è stata quella di fondare un’azienda dove i dipendenti fossero felici di svegliarsi alla mattina per venire a lavorare, un microcosmo basato sull’equità, una realtà che mi facesse guadagnare abbastanza per continuare a espandere i miei progetti. Ho sempre voluto vivere in un ambiente il cui clima di collaborazione produceva innovazione. Un sogno modellato sul prototipo Olivetti. Oppure semplicemente speravo che l’unità facesse la forza e che un gruppo abbastanza solido potesse sopravvivere in un mondo di squali. Unendo tanti pesci piccoli volevo far nascere una balena sufficientemente grande da far spavento all’egoismo, all’individualità e alla ricerca di un unico potere personale.

Dovevo trovare quella occupazione che mi facesse diventare “qualcuno”. In fondo la vita mi ha insegnato che il lavoro mi avrebbe fatto ricoprire un ruolo nella società, avrei ricevuto il rispetto degli altri, avrei potuto auto-realizzarmi, sarebbe stato alla base della mia autonomia (se non altro quella economica), della mia identità. Crescendo, poi, ho trovato una realtà diversa da quella che mi ero immaginata. Il lavoro ora sembra un sogno che si sgretola tra le mani insieme a tutti i valori che porta con sé. Niente più autonomia, niente più ruolo sociale e, la cosa peggiore, niente più identità. Le regole del gioco sono cambiate e non so nemmeno di preciso quando tutto questo è accaduto. E noi donne, che da sempre siamo state considerate l’ultima ruota del carro, non abbiamo ancora raggiunto la parità nei diritti nonostante il suffragio universale o il movimento femminista. Così, in questo momento definito di “crisi”, ci sentiamo ancora più vulnerabili e rischiamo persino di veder sfumare le nostre battaglie vinte. Continuiamo quindi ancora a sognare quel futuro che pensavamo ci spettasse di diritto e lo guardiamo con gli occhi della nostalgia.

Non capiamo che proprio la nostra abilità nel fantasticare potrebbe rivoluzionare questo mondo che pian piano sta perdendo ogni speranza. Noi possiamo piantare il seme di un sogno, cambiare il concetto di lavoro, cambiare questa società consumista ritrovando l’anima dell’essere umano. Possiamo riportare alla luce quel sentimento di comunità che ci appartiene ma, soprattutto, possiamo dare a tutti la forza di sperare ancora.

Scarica il PDF originaleTorna agli approfondimenti