La mania di viaggiare

//La mania di viaggiare

La mania di viaggiare

Ciclicamente vengono pubblicati articoli di persone che lasciano il proprio lavoro e si buttano in una “vita da vacanza” vivendo delle loro avventure raccontate su un blog. Qualche giornalista più serio spiega che alcune di queste in realtà fanno un lavoro correlato ai loro viaggi, per esempio uno può lavorare per dei tour operator, oppure deve testare vari alberghi, o cose simili. Poi c’è la categoria dei lavoratori da casa, quelli che lavorano ovunque ci sia una connessione internet e un pc.

Il punto è che vivere in vacanza appare come la massima aspirazione di tutti, come se chiunque sentisse la necessità di fuggire da dove sta. È una sensazione dilagante tra tutti i dipendenti che si ritrovano inscatolati in quattro mura o devono stare seduti per otto ore al giorno davanti a una scrivania. Lo comprendo, nemmeno io potrei sopravvivere a lungo in condizioni del genere… alcuni hanno la fortuna di abituarsi.

Quello che vorrei portare all’attenzione sono due particolare: il primo è che non tutti hanno un’indole da viaggiatore. Tralasciamo il desiderio costante di una vacanza per poter staccare dalla routine, vivere viaggiando è tutta un’altra cosa e può essere estremamente logorante. Il secondo punto è che una cosa è la vacanza e una cosa è il lavoro. Poter passeggiare senza orari in una città, fermarsi a vivere la cultura locale o potersi permettere di rimanere quattro ore in un museo, si chiama vacanza. Andare in un posto ma doversi ritirare in un angolo sperduto in cerca di un wii fii per poter lavorare e dover far attenzione a tutti i particolari, segnarsi itinerari e prezzi, cercare aneddoti o dover costantemente documentare con foto, non si chiama vacanza. Certo, può risultare decisamente più piacevole del lavoro d’ufficio, ma anche lì ci vuole una certa determinazione perché si rischia di perdere piccoli particolare “da mente vagante” perché sempre vigili.

Tutti amano fare qualcosa di diverso da ciò che si sta facendo, è la ben nota teoria del “l’erba del vicino è sempre più verde”! Oltretutto non è sostenibile che tutti facciano i blogger, questo per varie ragioni: non tutti hanno la capacità di scrivere cose interessanti e con un contenuto esposto in maniera decente e accattivante; se tutti lo facessero (a parte verrebbero a mancare i lavoratori che mantengono il nostro sostentamento di base), non sarebbe più una particolarità e quindi la smisurata crescita porterebbe a una competizione che non darebbe vantaggi a nessuno, anzi, sarebbe un disastro su tutti i fronti; infine, viaggiare è stancante, il corpo ne risente, costruire legami diventa più difficile, la stabilità economica diventa una certezza precaria e anche il nostro spirito di adattamento sarebbe messo costantemente alla prova.

Quindi, se è giusto cercare di inseguire i propri sogni, è anche vero che il più delle volte chi ha la forza e il coraggio di buttarsi a capofitto ne ha la possibilità, perché ce ne sono milioni che questa scelta non sono stati in grado di prenderla. In più, chi sceglie questa vita, non può essere una persona che vuole la stabilità a tutti i costi, perché in questo mestiere ci sono solo insicurezze.

2018-02-19T10:32:51+00:00

Scrivi un commento